domenica 6 ottobre 2024

Suora di Clausura di Biancavilla pubblica epistolario con detenuti

 


“Dalle tenebre alla luce”, sottotitolo “Il coraggio di un sogno”, Editrice Velar, è l’ultimo libro di suor Cristiana Scandura, clarissa del monastero di Santa Chiara di Biancavilla. Il libro pubblica alcune delle lettere che suor Cristiana ha ricevuto da detenuti di tutta Italia, alternate con riflessioni della religiosa. La presentazione del volume è dell’arcivescovo Luigi Renna, mentre la postfazione è del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo, Nicola Mazzamuto. “In questo libro - scrive mons. Renna -a narrare non è un cappellano delle carceri o un volontario, ma una monaca di clausura, suor Cristiana, che ha scoperto e coltivato il carisma dell’ascolto dei carcerati ed ha instaurato un dialogo nutrito di preghiera e fatto di sentimenti di riconoscimento della dignità dell’altro, di ascolto, di vicinanza. Si può essere vicini ad un carcerato non solo fisicamente, ma soprattutto quando si crede nell’umanità del detenuto”. Secondo l’arcivescovo, il libro è un invito a riconsiderare l’opera del visitare i carcerati, superando i cancelli fisici e dei pregiudizi. “Chi fa questo -scrive - non fa solo un’opera di carità, ma comincia a pensare alla società e alla giustizia in maniera diversa”. 


Nicola Mazzamuto, si dice convinto che il libro “Specie in occasione del prossimo evento giubilare, meriti la massima diffusione tra i detenuti, gli operatori penitenziari e tra tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro sistema penitenziario, realizzando una abbondante seminagione di fede, speranza e carità e contribuendo ad autentiche revisioni di vita”.

Fanno riflettere le lettere dei detenuti. “Lo confesso che sono arrabbiato con me stesso per l’errore da me fatto, ma cerco con tutte le mie forze di affidarmi alla misericordia di Dio, chiedendo costantemente a Gesù la grazia di far vivere serenamente i miei cari”, scrive G.A. “Suor Cristiana - scrive S.R. - non temo la giustizia terrena, ma la giustizia divina. In questa terra posso solo apparire, nell’altra voglio solo essere, con tutto l’amore che Dio ha messo nel mio cuore”. “Lo scorso anno - scrive un ergastolano - ho partecipato ad un progetto denominato Sicomoro, “Giustizia riparativa”, incontro tra vittime e carnefici. Credimi, mi ha messo in ginocchio toccare con mano tanta sofferenza, fisica e morale, vissuta da alcune delle donne presenti, conseguenza delle scelte sbagliate dei loro cari”.

Maria Gabriella Leonardi

Pubblicato sul quotidiano La Sicilia - pagine culturali


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