Nicola Mazzamuto, si dice convinto che il libro “Specie in occasione del prossimo evento giubilare, meriti la massima diffusione tra i detenuti, gli operatori penitenziari e tra tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro sistema penitenziario, realizzando una abbondante seminagione di fede, speranza e carità e contribuendo ad autentiche revisioni di vita”.
Fanno riflettere le lettere dei detenuti. “Lo confesso che sono arrabbiato con me stesso per l’errore da me fatto, ma cerco con tutte le mie forze di affidarmi alla misericordia di Dio, chiedendo costantemente a Gesù la grazia di far vivere serenamente i miei cari”, scrive G.A. “Suor Cristiana - scrive S.R. - non temo la giustizia terrena, ma la giustizia divina. In questa terra posso solo apparire, nell’altra voglio solo essere, con tutto l’amore che Dio ha messo nel mio cuore”. “Lo scorso anno - scrive un ergastolano - ho partecipato ad un progetto denominato Sicomoro, “Giustizia riparativa”, incontro tra vittime e carnefici. Credimi, mi ha messo in ginocchio toccare con mano tanta sofferenza, fisica e morale, vissuta da alcune delle donne presenti, conseguenza delle scelte sbagliate dei loro cari”.
Maria Gabriella Leonardi
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia - pagine culturali
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