giovedì 10 giugno 2021

“C’era una volta in Sicilia – fatti e misfatti tra lepieghe della storia”, l'opera prima di Enzo Di Maria

Cinque racconti ambientati in momenti storici diversi ma sempre in Sicilia. Storia, leggenda e romanzo intrecciati per raccontare di uomini ma soprattutto di donne che lottano, con forza, contro il loro destino, in contesti in cui il bene ed il male si tessono e spesso si confondono. E’ questo il libro “C’era una volta in Sicilia – fatti e misfatti tra le pieghe della storia”, Algra editore, opera prima di Enzo Di Maria, giarrese, classe 1968, laureato in economia e commercio, impiegato amministrativo presso una multinazionale.

I suoi sono racconti amari, ambientati nel periodo storico che va dall’anno mille al 1600, tra le migliaia che possono trovare tra le pieghe della storia della nostra terra, in cui la bellezza dello scenario fa spesso da contraltare alle nefandezze umane.

«Trovate – spiega l’autore-  personaggi storici, personaggi reali, personaggi leggendari e soprattutto personaggi nati dal mio romanzo. Le storie sono vere o verosimili, sta al lettore capire cosa c’è di storia, cosa  di leggenda e cosa di romanzo».

Di Maria da sempre è stato appassionato della IX arte, il fumetto, ma anche di cinema e di storia e ha contribuito alla creazione del gruppo dei Bonelliani  Siculi di cui rappresenta uno degli elementi attivi dell’attuale direttivo. Non a caso, quindi, l’opera è arricchita dal lavoro di sei importanti illustratori italiani. Val Romeo, disegnatrice messinese, ha realizzato il personaggio della copertina, la Virago di Entella, Jasmin, storia narrata nel terzo episodio. Maurizio Di Vincenzo ha realizzato una illustrazione per il primo capitolo. Emanuele Gizzi ha disegnato il fantasma del castello di Caccamo. Un’altra illustrazione è stata realizzata da Edym, Ediberto Messina, disegnatore specializzato nel disegno medievale. Ignazio Piacenti ha rappresentato una protagonista dei racconti: Macalda di Scaletta Zanclea. Ivano Codina ha rappresentato una scena di tortura mentre Luigi Siniscalchi ha realizzato invece l’immagine dell’autore nella biografia.

Maria Gabriella Leonardi
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 10 giugno 2021

domenica 21 marzo 2021

"La medaglietta ritrovata" omaggio al glorioso passato di Catania

Il ritrovamento di una medaglietta ricordo dell’Esposizione agricola siciliana, che nel 1907 si tenne a Catania, è lo spunto da cui parte Alfredo Sorbello, ingegnere informatico, classe 1980, giarrese, per scrivere il suo romanzo storico “La medaglietta ritrovata”, pubblicato da Edizioni Akkuaria. Il ritrovamento della medaglietta, in tempi recenti, tra i binari della stazione di Catania, è realmente accaduto. Il resto è frutto della curiosità e creatività dell’autore che per anni ha ricostruito la Catania degli inizi del ‘900 e su questo sfondo ha immaginato la vita di personaggi realmente vissuti e personaggi immaginari.La ricostruzione storica è accurata e minuziosa e nel libro si intrecciano fatti accaduti e racconti inventati.

«Siamo nell’anno 1907, nell’epoca in cui Catania con garbo pavoneggiava i decori dei suoi splendidi palazzi nobiliari, dei suoi monumenti, dei teatri, delle arene, dei circoli culturali e altera di rispecchiava nell’eleganza di uomini che andavano a spazzo con i cilindri in testa e agitavano lievemente i bastoni in mano», spiega il preambolo. Il 19 marzo di quell’anno, festa di San Giuseppe, al Circolo unione, dove si incontrano i notabili della città, vi è fermento e attesa. La città da qualche anno prepara una grande esposizione e finalmente l’opera è a buon punto. Sulle lave asmundo spianate sorge un grande edificio. Una delegazione di politici, capeggiata dal sindaco, si è recata a Roma per invitare il re ad inaugurare l’evento. Le tempistiche dettate dalla visita reale mettono in subbuglio Catania: c’è solo un mese per preparare tutto, incluso un edificio alto trenta metri dove si terrà l’inaugurazione. Mentre ci si prepara alla venuta del sovrano, elementi di una società segreta in rotta di collisione con i propri vertici mirano a cogliere l’occasione per risvegliare gli echi mai sopiti degli ideali repubblicani dei seguaci di Giuseppe Mazzini.Il piano di un attentato finisce per coinvolgere alcuni personaggi che, sedimentati nelle loro monotone vite, finiscono per essere travolti dagli eventi. La trama s’infittisce e, in una carrellata di racconti appassionanti, dipinge la vita di grandi personaggi storici, presentandoli al lettore nella loro umanità. Mentre si completano gli edifici in arte nuova dell’esposizione, risorgono con essi Verga, Capuana, De Roberto, Martoglio, Rapisardi e tutti i grandi che hanno dato lustro a Catania, in quel momento felice in cui sono tutti, contemporaneamente, in vita.


L’intento dell’autore è quello di far riscoprire a Catania il lustro della propria storia per tramandare questo glorioso passato. Nell’ultima parte del volume si trova una ricca appendice di immagini e notizie storiche. Il libro è arricchito delle illustrazioni della pittrice catanese Anastasia Guardo. 

Maria Gabriella Leonardi
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 21 marzo 2021

 

giovedì 28 gennaio 2021

Giarre, nel libro "Lui era mio padre", la storia dimenticata degli Internati militari italiani

«Questa che sto per scrivere è una storia che non avrei voluto mai conoscere né far conoscere, ma che ha colpito migliaia di essere umani e tra questi le persone a me più care e vicine: mio padre, mia madre e mio marito». Esordisce così Carmela Russo nel suo libro "Lui era mio padre", viaggio tra memorie e vicende familiari in cui ricostruisce la storia di suo padre, Salvatore Russo, originario di Castiglione di Sicilia, un Imi, Italienish Militàr-Internierte (Internati militari italiani), definizione voluta da Hitler per sottrarre i militari italiani alla tutela della Convenzione di Ginevra. «Mio padre – scrive Russo – dopo aver partecipato all’occupazione dell’Albania, ha combattuto in Grecia dove, catturato dai tedeschi, dopo l’8 settembre 1943, viene fatto prigioniero, discriminato ed etichettato come traditore, schiavizzato da Hitler e, al suo rientro, dimenticato dalla Patria, così come i suoi compagni di guerra. Una storia di cui la memoria è rimasta volutamente nel buio per diversi decenni».

venerdì 4 dicembre 2020

Giarre, a un anno dalla sepoltura privilegiata dentro la chiesa, la comunità del Carmine dedica un libro a padre Ambrogio

 

 A un anno dalla traslazione della salma di padre Ambrogio Pepe nella sua chiesa San Francesco d’Assisi al Carmine la comunità parrocchiale, guidata da padre Diego Sorbello, onora l’anniversario mantenendo gli impegni presi un anno fa: costruire in India, in memoria di padre Ambrogio, delle sale per malate di mente e pubblicare la biografia di padre Ambrogio. Per realizzare le sale, la comunità ha già inviato 27mila euro in India e ulteriori 10mila euro saranno inviate a breve. Oggi, domani e dopodomani, alla fine delle messe, ai presenti sarà distribuito un volume sulla vita di padre Ambrogio, scritto dal prof. Luigi Frudà e impaginato dall’arch.Francesco Patanè. Stasera, inoltre, sarà inaugurata la nuova illuminazione delle cappelle della Madonna e di San Francesco, ideata dall’arch. Caterina Piro. Il volume su padre Ambrogio ripercorre la storia della chiesa del Carmine e di Giarre, dal 1800 sino al periodo in cui fu guidata da padre Ambrogio. Gli anni più difficili furono quelli della seconda guerra mondiale. Nel 1942 a Giarre e a Riposto erano presenti consistenti forze militari e i due comuni erano obiettivi. Finita la guerra la popolazione era stremata. Padre Ambrogio fu in prima linea per soccorrere tutti.

Scriveva ai benefattori: «Non pochi ammalati mancano delle necessarie cure e medicine, innumerevoli fanciulli scalzi non sufficientemente vestiti, sono abbandonati sulla strada, privi d’istruzione e di nozioni religiose. Sovvenire a tali bisogni è un atto di umana solidarietà, un sacro dovere sociale soprattutto un comandamento di Dio». Per il suo impegno, nel 1962, il Consiglio comunale gli conferì la cittadinanza onoraria, annoverandolo tra i suoi figli migliori.


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Maria Gabriella Leonardi
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 4 dicembre 2020

sabato 3 dicembre 2011

Presentato il volume su Biagio Andò, sindaco del popolo

 «Biagio Andò il sindaco del popolo» è il titolo del volume che raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Giarre lo scorso 6 giugno, a 50 anni dalla morte dell’illustre politico giarrese. Ieri il volume è stato presentato nel salone degli specchi in un incontro organizzato dall’assessorato alla cultura e dalla Società giarrese di storia patria. «Questa iniziativa – ha spiegato il preside Girolamo Barletta, presidente della Società di storia patria – completa il ricordo che Giarre doverosamente ha tributato al primo sindaco del dopoguerra, deputato della Repubblica per due legislature». «Quando il 6 giugno scorso si è tenuto l’importante convegno dedicato a Biagio Andò – ha aggiunto il sindaco Teresa Sodano – è stato auspicata la pubblicazione degli atti. Questo volume è quindi un importante risultato e anche una testimonianza che va ad arricchire la storia locale». «E’ importante - ha concluso il vice-sindaco e assessore alla cultura Leo Cantarella - ricordare un personaggio come Andò, esempio per la collettività e per i giovani. Il senso delle istituzioni era il suo pane quotidiano, e questo è particolarmente significativo in un momento come questo di crisi delle istituzioni». Il libro è stato distribuito dietro una libera offerta devoluta per la realizzazione della porta di bronzo della chiesa madre. «Andò – spiega il preside Barletta- non era credente ma era rispettoso della fede. Durante la sua sindacatura il Consiglio comunale da lui presieduto dedicava una somma per il quaresimalista. Inoltre Andò contribuì per la sepoltura di don Tommaso Leonardi dentro la chiesa madre».

Maria Gabriella Leonardi
3 dicembre 2011

Evoluzione storica del paesaggio ionico-etneo: un viaggio tra natura, storia e cultura

  Approfondire la conoscenza scientifica del paesaggio ionico-etneo, di straordinaria bellezza e importanza naturalistica, scenario di vita ...